Bollettino del 22/10/2018

“Miglioramento dell’impatto ambientale dell’olivicoltura”: 2.b)                 Elaborazione di buone pratiche agricole per l’olivicoltura, basate su criteri ambientali adattati alle condizioni locali, nonché la loro diffusione presso gli olivicoltori e il monitoraggio della loro applicazione pratica, Azione 2.c) Dimostrazione pratica di tecniche alternative all’impiego di prodotti chimici per la lotta alla mosca dell’olivo, nonché progetti di osservazione dell’andamento stagionale. Azione 4a

 

BOLLETTINO AGRO-FITOPATOLOGICO MOSCA DELL’OLIVO del 22/10/2018 (periodo di riferimento dal 15/10/2018 – 21/10/2018)

Area di riferimento: Costa Tirrenica (Monti Nebrodi e Peloritani); Costa Ionica (Monti Peloritani).

Cultivar monitorate: Santagatese, Minuta, Verdello, Biancollilla, Carolea e Ogliarola Messinese.

 

Situazione fitosanitaria del territorio:

I rilievi effettuati in alcuni oliveti in cui sono state installate le trappole, nella settimana precedente, per il monitoraggio dei voli della mosca e dall’analisi dell’infestazione attiva evidenziano al momento catture superiori alla soglia di intervento del 15% per le olive da olio.  Le temperature tipicamente estive, ma senza ondate eccezionali di calore, favoriscono i voli del dittero.

 

CONSIGLIATO ESEGUIRE UN TRATTAMENTO NEGLI OLIVETI

 

Le olive precoci si trovano nella fase di maturazione e inolizione e tendono a raggiungere il colore tipico della varietà.

L’alternanza di piogge e schiarite nel periodo rende difficile il controllo della mosca olearia (Bactrocera oleae) ed accentua i fenomeni di cascola tardiva soprattutto in conseguenza di attacchi di “lebbra dell’olivo” (Colletotrichum gloeosporioides).

La cascola è dovuta anche agli attacchi della generazione carpofaga della “tignola dell’olivo” (Prays oleae). Le larve di questo lepidottero vivono nella polpa della drupa e raggiunta la maturità fuoriescono all’esterno dalla zona del peduncolo del frutto indebolendolo.

Per la vicinanza al periodo di raccolta la scelta di un eventuale trattamento chimico tradizionale con dimetoato, fosmet e alt., è da evitare.

L’alternanza di piogge e schiarite rende per contro molto complesso il controllo con esche avvelenate che vengono facilmente dilavate e in questo caso il trattamento va ripetuto dopo ogni pioggia. Come esche attrattive possono essere utilizzate prodotti a base di Spinosad, ammesse in agricoltura biologica e trappole esca avvelenate (“attract and kill”).

Il campionamento dei frutti a questo punto risulta superfluo ed è il caso di valutare, nelle finestre di giornate soleggiate, un anticipo nelle operazioni di raccolta per ottenere produzioni di olio con gusto e colore più marcato, ma di elevata qualità per la presenza dei polifenoli.

 

Nell’annata in corso sono poco diffusi i sintomi della malattia fungina “lebbra dell’olivo o antracnosi” (Colletotrichum gloeosporioides), che si sviluppano soprattutto in corrispondenza delle ferite causate alle drupe dalla mosca olearia. Dopo le ultime piogge potrebbero iniziare le infezioni secondarie di questo fungo soprattutto nelle zone dove si sono verificati attacchi pregressi.

 

I sintomi della malattia sono macchie di marciume di colore bruno che oltre ad influenzare negativamente la qualità dell’olio possono causare fenomeni di cascola precoce nelle zone dove la malattia è endemica. Alcuni frutti colpiti dalla malattia rimangono attaccati ai rami per tutto il periodo invernale, raggrinziscono ed assumono il caratteristico aspetto di “mummie” che possono diventare fonte di nuove infestazioni nell’annata successiva.

 

Negli oliveti eventualmente colpiti è importante intervenire già nell’autunno, dopo la raccolta con trattamenti a base di ossicloruri di rame, utili anche per il controllo di questa patologia.